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G. Mercalli -- Sul
terremoto calabrese del 23 ottobre (nota preliminare)
Dopo appena due anni dal
grande terremoto calabrese dell' 8 settembre 1905, un' altra
scossa violentissima colpì la stessa regione la sera del 23
ottobre 1907. Questo nuovo massimo sismico fu immediatamente
preceduto nella Calabria da una calma sismica impressionante
durata circa 3 mesi; poichè, mentre dall' 8 settembre 1905
al 31 luglio 1907 furono 324 le scosse avvertite dall'uomo
nella regione Calabro-Messinese, cioè quasi 15 al mese, solo
6 se ne avvertirono dal 1 Agosto al 22 Ottobre 1907 , cioè 2
al mese. Alla domanda - se il terremoto del 23 ottobre 1907
si debba considerare come una replica di quello dell' 8
settembre 1905 - rispondo,con tutta sicurezza ,negativamente
; poichè la sua area mesosimica è situata almeno 60 Km
lontano dall'area disastrosa del 1905 e le sue repliche
molto numerose siano state la causa occasionale che
risvegliò l'attività di un centro sismico sul versante
jonico dell'Aspromonte, la cui esistenza era stata da me già
stabilita fin dal 1897,con l'esame dei terremoti precedenti
della Calabria. Le scosse preparatorie , che accennavano al
risveglio del suddetto centro sismico , forono cinque
avvenute alle seguenti date: 1905,Settembre 9 alle 14h45m,e
settembre 26 alle 11h30m, gennaio 16 alle 5h45m ; 1907
maggio 25 alle 24h e ottobre 23 alle 21h25m.Quest'ultima
scossa fu abbastanza forte da incutere un po' di spavento ,
specialmente nei dintorni di Bianco e Brancaleone e tre
minuti dopo di essa seguì la scossa disastrosa (alle 21h28m
t.m.E.C). Nello scorso aprile studiai sul luogo gli effetti
del terremoto e potei stabilire i seguenti fatti. Il
terremoto ebbe un'area epicentrale ben definita e assai
ristretta ossia di pochi Km. q ,nella quale è compreso solo
il paese di Ferruzzano ,dove molte case crollarono quasi
interamente e morirono 158 persone su 1967 abitanti ossia
0,008 della popolazione. Certamente la posizione del paese
su una altura isolata e in pendio , e la roccia di natura
franosa ,su cui sono fondate le case ingrandirono gli
effetti del terremoto;ma a Bruzzano Zeffirio ,appena 2 Km
lontano, e in condizioni edilizie e geologiche non migliori
,non crollò nessuna casa e non ci furono vittime umane.
Quando poi ai pochi morti e feriti sparsi sporadicamente in
altri paesi , sono tutti da attribuirsi non tanto alla
violenza del terremoto ,quanto all'incuria dell'uomo e
taluni anche a disgraziate circostanze affatto indipendenti
dal movimento sismico. Citerò, come esempio,S.Ilario dello
Jonio .Nella parte alta del paese, in pendio c'era la casa
Campese troppo alta, vecchia e già lesionata prima del
terremoto. Per la scossa del 23 ottobre, tutte le volte in
vivo sprofondarono, crollarono anche i muri esterni nella
parte corrispondente al 2° piano, e il materiale formato
specialmente da un grosso pietrame , cadde verso sud, sopra
una casetta bassa,formata dal solo pianterreno,dove, in una
sola camera, dormivano 8 persone delle quali 5,cioè 2 adulti
e 3 bambini ,morirono,e le altre 3 rimasero ferite. Questa
casupola non aveva volta,ma soffitto ;quindi è certo che ,se
non vi cadeva sopra il muro della casa Campese, nessuno
sarebbe morto. In tutta la parte inferiore del paese ,le
case furono lesionate ,ma restarono in piedi e non ci furono
vittime. Nello studio di questo terremoto ,bisogna andare
ben guardinghi nel dedurre l'intensità della scossa dai
danni subiti dalle case; poichè negli stessi colpiti ora,
due terremoti recenti (del 16 novembre 1894 e dell'8
settembre 1905) avevano cagionato lesioni più o meno gravi,
le quali in generale, non erano state riparate affatto o mal
riparate. L'area non disastrosa, ma gravemente danneggiate
si estende abbastanza regolarmente per circa 20 Km tanto a
nord come ad ovest di Ferruzzano dimostrando che presso
questo paese si deve porre il si deve porre il centro il
scuotimento(Tav I). Un fatto importante precisa sempre
meglio la posizione di quest'area centrale del terremoto; ed
è che il mare più vicino ad essa ,mentre era in perfetta
calma al momento del terremoto ,si avanzò sulla spiaggia per
circa 30 m.,ritornando poco dopo entro i suoi ordinari
confini. Questo maremoto, seguito immediatamente dopo il
terremoto, si rese sensibile sopra un'estensione di circa 10
Km ,tra capo Bruzzano e il fiume Careri. Le isosismiche
cominciarono a diventare molto dissimetriche rispetto
all'epicentro col grado V - VI della mia scala sismica e la
dissimetria si accentua sempre più con i gradi inferiori.
Infatti, mentre l'area rovinosa del terremoto è limitata al
versante jonico dell'Aspromonte le onde sismiche mediocri o
leggere si propagarono più facilmente verso il versante
tirrenico dell'Appennino. On ogni modo il terremoto si
propagò più lontano a nord,lungo la penisola che ad ovest
nella Sicilia ;dove si nota pure un evidente ombra sismica a
ponente dell'Etna. Per spiegare queste apparenti anomalie
,si può supporre che l'area centrale più danneggiata abbia
ricevuto il movimento principale direttamente dall'Ipocentro
,invece le aree sismiche più esterne abbiano ricevuto
solamente o quasi le onde superficiali provenienti
dall'epicentro,le quali hanno dovuto attraversare terreni
più eterogenei litologicamente e tectonicamente nelle
diverse direzioni. Questa supposizione‚ confortata dal fatto
che la componente verticale andò rapidamente decrescendo col
l'allontanarsi dal circondario di Gerace, diventando minima
o nulla nelle provincie Catanzaro e di Cosenza. Quest'
ultimo fatto dimostra pure che il centro di scossa non fu
molto profondo. Invece pare che sia stato alquanto più
profondo l'ipocentro della scossa preparatoria delle 21h
29m;poiché mentre la sua area centrale quasi si identifica
con quella del terremoto disastroso ,constatai che 1° la sua
intensità allontanandosi dall'epicentro ,decrebbe meno
rapidamente 2° la sua componente verticale si mantenne
relativamente più sensibile anche lontano dal centro di
scossa. Intorno alle cause della saltuaria distribuzione dei
danni ,dovrei ripetere press' a poco ciò che già dissi in
occasione del terremoto calabrese del 1905;solo aggiungerò
che il grande sviluppo , che hanno nel circondario di Gerace
è certamente la causa principale dei lenti movimenti di
frana che si verificarono in molti paesi del circondario
stesso, indipendentemente dai terremoti;e,per necessaria
conseguenza ,accrebbe l'azione dannosa di questa sugli
edifici. Nei circondari di Gerace e di Reggio C.,i danni
crebbero in maniera evidente salendo dal mare alla montagna
e ciò per diverse ragioni ,cioè 1° perchè i paesi vicini al
mare sono in terreno pianeggiante ; 2° si trovano su
alluvioni di notevole spessore, le quali attutirono il
movimento sismico; 3° perchè con tutta probabilità il
movimento proveniva non dal mare ,ma dall'Aspromonte. In
alcuni luoghi il suolo si spaccò, ma le spaccature furono
superficiali e non accompagnate da faglie; in altre località
spaccature preesistenti dovuti ad antichi terremoti o ai
lenti movimenti di frana, di cui ho parlato sopra,
s'ingrandirono. Nessun movimento speciale importante si
verificò lungo le linee ferroviarie della regione colpita
dal terremoto. In poche località, le acque sorgenti
presentarono alterazioni di lieve importanza o temporanea.
Infine niente fa supporre che una porzione più o meno grande
della corteccia terrestre abbia presentato un sensibile
movimento di massa al momento della scossa .La durata della
grande scossa del 23 ottobre 1907 fu di 10a a 12a ossia 4
volte minore di quella dell'8 settembre 1905; il movimento
fu continuo e d'intensità poco variata: il rombo precursore
fu poco sensibile, tanto che nell'area più danneggiata ,
alcuni affermano di non avere avvertito nessun rumore
riflettendo alla grande etereogeneità litologica delle rocce
della Calabria ed alla sua tectonica molto compliata, si
capisce come il movimento sismico abbia dovuto fortemente
deviare per riflessione e per rifrazione al passaggio di una
roccia all'altra di diversissima natura .Tuttavia provai a
tracciare sopra una carta geografica gli azimuths sismici
più sicuri e trovai che accennano abbastanza bene all'area
epicentrale, come risulta determinata dalla distribuzione
dell'intensità. Le repliche non furono molte numerose ed è
notevole il loro regolare decremento con l'allontanarsi
dell'area mesosismica. Queste conclusioni ,che in altro mio
lavoro documenterò molto esattamente, dimostrano
completamente insussistente o almeno troppo generale la
recente affermazione di Hobbs ,che nei terremoti calabresi
"No relation whatewer between local intencity of shocks an
distance from the epicenter is perceptible " Le deformazioni
delle curve isosisme trovano sufficiente spiegazione nella
complicata struttura geologica della regione.
Trascrizione del
rapporto fatto dal sismologo italiano G. Mercalli |